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CASO ENGLARO

Il richiamo del Vescovo Lambiasi: "Affrettare la morte non è segno pietà"

Monsignor Lambiasi si schiera a difesa della vita e ribadisce quanto affermato dal card. Carlo Caffarra, presidente della Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna, che si è espresso contro qualunque forma di eutanasia

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vescovo Lambiasi (foto Bove) Rimini, 21 gennaio 2009 - Sul caso Englaro e la possibilità che la donna ridotta in stato vegetativo dal 1992 possa essere ricoverata presso cliniche riminesi, interviene anche Monsignor Francesco Lambiasi Vescovo di Rimini ribadendo con fermezza il la posizione della Chiesa posta a difesa del "valore sacro e intangibile della vita umana, dono di Dio".

 

''E' davvero sorprendente e motivo di infinita amarezza - ha dichiarato lambiasi - che mentre ci sono persone disposte a curare, assistere, amare un fratello o una sorella, a considerarli sempre e in qualunque situazione si trovino un valore e una dignità intangibile e sacra, altri considerino un atto di pietà affrettare la loro morte''.

 


Lambiasi precisa che ''al momento non si sa che fondamento abbia la notizia di un trasferimento di Eluana Englaro in una struttura sanitaria di Rimini''. E sottolinea di ''condividere pienamente'' l'opinione del card. Carlo Caffarra, presidente della Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna oltre che arcivescovo di Bologna, che si è espresso contro qualunque forma di eutanasia. Il vescovo ricorda anche la figura di don Oreste Benzi, fondatore dell'associazione riminese Papa Giovanni XXIII, il quale ''ha impegnato tutta la sua esistenza a richiamare e difendere il valore di ogni vita, da quella appena concepita fino alla sua naturale conclusione''.

 

Infine Lambiasi invita a ''pregare il Signore della vita per Eluana, per la sua famiglia e per tanti altri che vivono l'esperienza della sofferenza: perchè non venga meno in nessuno la speranza, la volontà di andare avanti, la serenità. Allora potremo dire che la vita e le sofferenze di Eluana non sono vane''.










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