Si occupa della difesa dei loro diritti: è aperto 2 giorni la settimana. Il nuovo servizio del Centro francescano è gestito interamente da volontari. "Non si può far finta di nulla Siamo vicini a chi soffre"
Rovigo, 29 aprile 2008 - In via Mure Soccorso, al civico 5, non c’è bisogno di suonare il campanello. E tantomeno di bussare. Dal portone agli uffici ai piani superiori, tutte le porte sono già aperte. L’impressione è che non sia un caso: entrare al Centro Francescano di Ascolto ‘deve’ essere la cosa più facile del mondo. Per tutti.
Proprio ieri, infatti, l’associazione polesana ha inaugurato lo ‘Sportello a colori’, un servizio gestito da volontari e che si occupa della difesa dei diritti delle persone transessuali, travestiti e transgender. Un punto di ascolto, sostegno e orientamento nel quale operano volontari specializzati, psicologi e sessuologi. Più la Caritas diocesana che, coraggiosamente, ha deciso di collaborare a questo progetto sperimentale.
Un bell’esempio, il primo nel Veneto, di ‘joint venture’ tra volontariato laico e cattolico. La prova, in un certo senso, che l’interesse verso la persona umana può frantumare vecchie e reciproche diffidenze.
Ieri, allo ‘Sportello a colori’, non aveva ancora bussato alcun transessuale: "Ci vorrà tempo — spiega Alessandra Galozzi, del servizio Caritas diocesana (25 anni, laureanda in psicologia sociale del lavoro all’università di Padova) —: Siamo certi che prima che qualcuno si ‘renda visibile’ passerà un bel po’ di tempo".
E altro, probabilmente, ne passerà prima che tra volontario e transessuale si instauri quel rapporto di fiducia che spalanca le porte a un vero diaologo. Ma i volontari sono determinati: "Non importa se anche per un mese nessuno si farà vivo: noi siamo qua, aspettiamo". Oltre ad Alessandra a gestire lo ‘Sportello a Colori’, il lunedì dalle 9 alle 12, c’è anche Anna, 65 anni, ex insegnante, e alla sua prima esperienza di volontariato. Ma l’ufficio di via Mure Soccorso sarà aperto anche il venerdì, dalle ore 15 alle 18, grazie alla disponibilità della psicologa e sessuologa Annamaria Visentin e alla volontaria Marta Muraro.
Come spiega Alessandra, lo sportello si interesserà soprattutto della difesa dei diritti dei trans in campo lavorativo e darà assistenza a coloro che, per pregiudizio, sono esclusi dai servizi riservati a tutti gli altri cittadini e lavoratori. Ma il servizio messo in piedi dal Centro Franscescano potrà diventare un sostegno importante anche per i familiari e i transessuali reclusi nella Casa Circondariale di Rovigo. "Il nostro lavoro — continua Alessandra — sarà anche quello di indirizzare queste persone a centri più specializzati visto che collaboriamo con agenzie pubbliche e organizzazioni private presenti sia sul territorio locale che nazionale: vogliamo dare risposte concrete per migliorare ed elevare la qualità della vita delle persone transessuali". In particolare lo ‘Sportello a colori’ opererà in rete con il Mit (Movimento Identità Transessuale) di Bologna e il Gruppo Abele di Torino.
Ma come è nata l’idea di dare vita a questo progetto? "L’iniziativa — spiega Livio Ferrari, direttore del Centro Francescano di Ascolto — è partita dalle richieste di aiuto arrivate negli ultimi tempi alla nostra associazione. E si è consolidata quando, parlando con i religiosi, abbiamo scoperto la forte esigenza di dialogo che queste persone, spesso emarginate, hanno".
Insomma, la nascita di questo Sportello è la risposta concreta a un’esigenza silenziosa ma reale e che, anche nel nostro territorio, è presente. "I nostri volontari — continua Ferrari — sono già stati ‘formati’ per gestire questo tipo di servizio, ma l’attività di preparazione continuerà anche nei prossimi mesi".
Maristella Carbonin
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