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IL CASO

Luana, poliziotta e lesbica: "Cacciata dalla squadra"

L'agente risponde alla società calcistica Lendinarese dalla quale era stata allontanata. La donna era preparatrice della squadra femminile di serie D

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ZANAGA Rovigo, 7 ottobre 2008 - Dai pulcini alla Prima squadra, il calcio è 'una scuola di vita' per i ragazzi. Ma non per le ragazze. "Durante la partita si pensa solo al calcio" ci tiene a precisare Flavio Bridi, responsabile della squadra femminile del Famila Lendinarese (serie D). E riguardo al presunto allontanamento di Luana Zanaga, dopo che la preparatrice atletica ha dichiarato la sua omosessualità, "professionalmente era impeccabile — afferma — ma è stata lei stessa a comunicarci che aveva problemi di lavoro e non riusciva più a seguire la squadra come prima. Molto tranquillamente l’abbiamo invitata a prendersi un periodo di pausa e a tornare quando poteva. A noi non interessa la vita personale del nostro staff e siamo molto stupiti di questa sua sortita sulla stampa, per dire che è… Non riesco neanche a dirlo".

 


Lesbica. Eppure non è un termine offensivo. Ma chi non riesce nemmeno a credere che una situazione del genere sia reale, sarà davvero in grado di non discriminare chi la vive sulla propria pelle? Ma soprattutto, "Se a loro non interessa, perchè mi hanno chiesto di lasciare la squadra?", si chiede Luana, che smentisce di aver mai chiesto un periodo di riposo. "Non capisco se dia più fastidio il fatto che sono una poliziotta lesbica o semplicemente una lesbica. Certo è che si è scatenato un vespaio, soprattutto nel mondo nel mondo del calcio".

 


Accanto alla Zanaga, prima ‘ricollocata’ sul lavoro dalla squadra mobile al centralino del 113, poi allontanata dalla squadra di calcio femminile di cui era preparatrice atletica, si sono schierati in tanti, si è schierata l’associazione nazionale omosessuali di centrodestra GayLib, che ha chiesto l’intervento del governatore del Veneto Giancarlo Galan, sulla questione. "Dirottare l’attenzione su altri aspetti per non affrontare il nodo dell’orientamento sessuale di una persona è la solita prassi — dichiara Enrico Oliari, dell’associazione culturale — perciò ora si parla tanto di quelle denunce ricevute da Luana in tempi non sospetti".

 


"Le denunce non mi preoccupano. Una sta cadendo in prescrizione e l’unica cosa che mi dispiace è di non poter rispondere con una controquerela. L’altra è stata fatta a maggio, ma non ha alcun fondamento — afferma in merito la donna —. Il fatto è che stanno rivoltando la mia vita come un calzino". E sono due gli episodi che sembrano creare più clamore, due interventi con i quali la donna ha salvato due ragazze: una dalla droga, una dal suicidio. Ma che lei lo facesse per mestiere, pare importare poco. Ciò che è stato più volte sottolineato, invece, è che entrambe queste ragazze avessero avuto (in momenti diversi) una relazione con lei.

 


Il caso
vero infatti è scoppiato solo qualche settimana fa, quando Luana Zanaga è uscita allo scoperto, dichiarando la sua omossessualità. "Non è tanto l’essere gay o lesbica il problema — chiarisce Oliani che con il suo gruppo sta portando avanti una strenua lotta politicoculturale contro l’omofobia e il razzismo — quanto il renderlo pubblico. La società di Lendinara ha voluto lavarsene le mani per restare senza macchia ed uscire ‘pulita’ da questa storia".
La società. Ma le le ragazze del Famila Lendinarese non ci stanno e proprio l’altra sera hanno deciso di uscire per una pizza con la preparatrice, per dimostrarle la loro solidarietà. E non solo in privato, ma in pubblico. "Calcio a parte, — racconta Luana — ho cercato di insegnare loro ad essere oneste ed ora sono dalla mia parte".

di Milena Furini










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